La pizz’onta regina d’Abruzzo

La pizz’onta regina d’Abruzzo

Anticamente preparata dalle massaie cospargendole di sale o zucchero

Street food tipico della gastronomia abruzzese e regina indiscussa delle sagre che animano i mesi estivi è la pizz’onta, caratterizzata dalla semplicità dei suoi ingredienti. Si tratta di un cibo “povero” preparato con l’impasto per pane o pizza che viene fritto – “onta” nel dialetto abruzzese significa appunto “unta” – e anticamente preparato dalle massaie che lo cospargevano con un pò di sale o lo spolveravano con lo zucchero, se preferito nella versione dolce.

Al giorno d’oggi la pizz’onta viene servita solitamente come antipasto accompagnata da pecorino e da insaccati come la ventricina o la mortadella. Binomio indissolubile è rappresentato da pizz’onta e arrosticini, soprattutto nelle province pescarese, chietina e teramana.

Ma come viene realizzata questa prelibatezza, simbolo d’Abruzzo? Ve­diamo quali sono le dosi per cuocere cinque piz­z’onte: 375 gr di farina 00, 1 cucchiaio d’o­lio extravergine d’oliva, 1 cucchiaio di latte, pizzico di sale, pizzico di zucchero, 1/4 panetto di lievito di birra, 150 gr d’acqua, olio di semi per friggere, zucchero o sale per la superficie.

Per iniziare è necessario sistemare la farina a fontana su una spianatoia con il sale e lo zucchero. Mettere al centro il latte, l’olio e il lievito sciolto gradualmente con acqua. Lavorare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un panetto morbido ed elastico. Lasciar lievitare l’im­pasto per un paio d’ore coprendolo con uno strofinaccio da cucina. Sarà pron­to quando avrà rad­dop­piato il suo volume. Trascorso il tempo necessario, riprendere il panetto dividendolo in tante parti di circa otto grammi e dal diametro di circa 6/7 centimetri. Far riposare per altri 10 minuti. Stenderle con il mattarello sulla spia­natoia infarinata formando delle pizzette con uno spessore di circa ½ cm e punzecchiarle con la forchetta per evitare che si gonfino troppo durante la cottura. A questo punto non rimane altro che procedere con la frittura in abbondante olio di semi. Accertarsi della giusta temperatura dell’olio im­mergendo uno stecchino: si creeranno tante piccole bollicine intorno. A questo punto adagiare le pizzette e friggerle da ambo le parti. Farle infine sgocciolare su carta assorbente e servirle calde in versione dolce o salata.

Una variante è rappresentata dall’aggiungere nel­l’im­pasto an­che patate lessate oppure un pò di latte per renderle ancora più morbide e soffici. Nota anche con il nome di pizzonda, pizzondella o semplicemente pizza fritta, troviamo la pizz’onda tra la prime posizioni della classifica dei cinquanta alimenti da mangiare in A­bruzzo almeno una volta nella vita. Da non confondersi con la pizz’onta a­bruzzese, la “pinza onta” di origine veneta, conosciuta anche come “pinza onta polesana”, dal nome della zona da cui proviene – il Po­le­si­ne – che si trova in pro­­vin­cia di Rovigo, e ca­ratterizzata da ingredienti quali i”ci­ccioli” di maiale tritati e la farina Manitoba.

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