Celiachia, moda o patologia?

Celiachia,  moda o patologia?

Marco Silano, coordinatore Board scientifico Aic: “L’esclusione del glutine nei non celiaci non riduce il rischio cardiovascolare”

La celiachia, un ostacolo nell’alimentazione che og­gi­giorno si riesce agevolmente a oltrepassare. La “Settimana Nazionale della Celiachia” torna puntualmente ogni anno proprio al fine di informare e sensibilizzare su una patologia che in Italia interessa circa 600.000 persone di cui appena 190mila diagnosticate. Promossa dal­l’asso-ciazione Italiana Celiachia (Aic), con il patrocinio dell’Associazione nazionale dietisti (Andid), la terza edizione, svoltasi a maggio, è stata dedicata alla nutrizione e all’educazione alimentare per vivere al meglio una dieta che per i celiaci non è una scelta alimentare, ma l’unica terapia possibile, a fronte di circa 6 milioni di consumatori che seguono in modo ingiustificato la dieta senza glutine spendendo oltre 100 milioni di euro per prodotti di cui non avrebbero bisogno. 6 milioni di italiani celiaci ‘per moda’, sprecano ogni anno ben 105 milioni di euro.
Dilaga la moda dei cibi gluten-free, un mercato in continua crescita al ritmo del 27% l’anno, che in Italia vale 320 milioni di euro ma solo 215 vengono spesi dai pazienti con diagnosi. Un prodotto su tre viene infatti acquistato da chi non è celiaco e pensa così di dimagrire o guadagnare benessere, ma è un falso mito: nessuna ricerca scientifica dimostra i vantaggi per la salute erroneamente attribuiti alla dieta senza glutine per chi non è celiaco. Lo conferma an­che uno studio pubblicato sul British Medical Journal secondo cui la dieta di esclusione in chi non è celiaco non riduce il ri­schio cardiovascolare.

Ep­pu­re, per un italiano su dieci, la dieta gluten-free è più salutare, per tre su dieci fa dimagrire: un equivoco pericoloso, che banalizza la malattia celiaca, che riguarda l’1% della popolazione, per la quale l’esclusione del glutine non è una scelta, ma un vero e proprio ‘salvavita’. Per sensibilizzare i giovani nei confronti della celiachia, in 700 scuole di tutta Italia, durante la settimana della celiachia, sono stati distribuiti menù gluten-free.

Per quanto concerne la “moda gluten-free” nel nostro Paese, abbiamo assistito prima al ‘biologico’, poi al ‘naturale, quindi al ‘vegano’ e ora al ‘no-glutine’, un mercato in ascesa negli ul­timi anni, con crescita di fatturato e proseliti spinti dalle celebrities. Gwyneth Pal­trow,Victoria Be­ckham, Kim Kardashian, Lady Gaga con milioni di follower sui social, diversissime fra loro ma accomunate dal pallino del gluten-free. Non sono celiache ma non portano in tavola nulla che contenga glutine, convinte di guadagnare così in salute e restare in forma più facilmente.

Un equivoco, come dimostrano i dati scientifici più recenti, che l’appeal delle celebrità contribuisce non poco ad alimentare. In Italia, ogni anno si spendono 320 mi­lio­ni di euro per prodotti senza glutine, ma di questi solo 215 derivano dagli alimenti erogati per la terapia dei pazienti celiaci. Il 10% dei cittadini europei segue una dieta totalmente, parzialmente o occasionalmente gluten-free senza averne bisogno e, ribadendo quanto sopra, sono cir­ca 6 milioni gli italiani celiaci ‘per moda’ che sprecano ogni anno oltre 100 milioni di euro, stando ai dati Nielsen diffusi dall’As­so­ciazione italiana celiachia (Aic).

Giuseppe Di Fabio, presidente Aic: “Oggi milioni di persone scelgono di eliminare il glutine dalla propria dieta per seguire la moda del momento, un’idea rafforzata dai sempre più numerosi personaggi noti, non celiaci, che seguono la dieta gluten-free e lo dichiarano pubblicamente nell’erronea convinzione che ga­rantisca un maggior benessere o che faccia dimagrire – spiega Di Fabio– Nessuna ricerca ha finora dimostrato qualsivoglia effetto benefico per i non celiaci nell’alimentarsi senza glutine, anzi. Gli studi scientifici stanno ampiamente dimostrando che in chi non è celiaco l’esclusione del glutine è inutile”. “Come evidenziano dati appena pubblicati dal British Medical Journal – aggiunge Marco Silano, Coordinatore del Board Scientifico di Aic nonché direttore del Dipartimento Nu­trizione dell’Istituto superiore di sanità – Uno studio che ha seguito oltre 110.000 uomini e donne per 26 anni ha evidenziato che nei non celiaci l’e­sclusione del glutine non riduce il rischio cardiovascolare, come alcuni sostenevano ritenendo che in-crementasse il livello generale di infiammazione an­che in chi non è intollerante: gli autori hanno anzi scoperto che l’ali­men­ta­zione gluten-free nei non celiaci si associa a una riduzione del consumo di cereali integrali, con possibili effetti negativi proprio sul rischio cardiovascolare”.
Dunque, stop alle mode.

 

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