Aurum, un brindisi con il liquore d’Abruzzo

Aurum, un brindisi con il liquore d’Abruzzo

Aurum, una parola mol­to familiare a tutti i pescaresi e che ormai è accostata soprattutto alla cultura da quando, ormai una decina d’anni fa, la struttura storica posta nella riserva dannunziana è stata riconvertita nella “Fabbrica delle idee” e divenuta teatro di mostre e iniziative dedicate all’arte.
Eppure l’Aurum rimane ancora oggi un liquore di culto, per il suo gusto particolare, certo, ma anche e forse più per la storia quasi leggendaria che si porta dietro, e che vi andiamo a raccontare.
L’Aurum è un liquore ot­tenuto da una base di brandy mescolata con l’in­fuso di arance; la gradazione è di 40° e, oltre a essere molto apprezzato come bevanda, è impiegato nella preparazione di dolci e per affogare vari tipi di gelato. Si accompagna inoltre perfettamente con gli stessi dolci, in particolare col Parrozzo, che costituisce una sorta di pendant di prodotti tipici locali.

Il suo è un gusto pieno, forte, persistente, di grande eleganza. Può essere gustato semplicemente on the rocks o nella preparazione di gustosi cocktail. Un esempio? Unito allo champagne con zucchero e lime schiacciato, frutta e ghiaccio. La produzione di questo storico liquore fu avviata nel 1925 dall’illuminato imprenditore Amedeo Po­milio, mentre la fabbrica fu costruita negli anni 30.

Il nome Aurum nasce dal fortunato incontro tra l’im­prenditore e il poeta e letterato Gabriele d’Annun­zio che, bevuto il brandy, lo definì levis ponderis au­rum, ovvero “oro di lieve peso” e, proprio unendo il concetto di aurum (oro) e la parola aurantium (arancio), suggerì il nome latino della bevanda. Ma le radici latine dell’Aurum non si fermano qui, anzi affondano in piena epoca romana; la leggenda racconta della storia d’a­more tra Ovidio e Giulia, figlia dell’imperatore Augu­sto. Il grande poeta abruzzese per conquistare la Prima donna di Roma le dona un prezioso nettare agrumato, il Mulsum Ci­treum, racchiuso in un va­so pompeiano dalle linee eleganti.

Con esso una de­dica: “Accetta, o bellissima, una bevanda degna solo degli Dei… e di te”. Giulia accetta il dono e contraccambia l’amore, ma il pa­dre Augu­sto rompe l’incan­te­simo: imprigiona lei che non accetta di la­sciare Ovidio ed esilia il poeta sul Mar Nero. Da questo amo­re leggendario nasce il liquore “Aurum” e la sua caratteristica bottiglia ispirata ad alcuni vasi ritrovati proprio a Pompei. La sua lavorazione nella moderna distilleria mette a frutto l’incontro tra il bran­dy e l’infuso di arance e quindi nella sua definizione e creazione tecnica negli alambicchi arriviamo alla produzione di un li­quore di armoniosi sentori, il cui affinamento si avrà poi nel­le Botti di Ro­vere, prima del trasferimento che negli anni 80 vedrà spostare la produzione nello stabilimento di Città Sant’Angelo e poi, da qualche anno, il passaggio alla Saronno.

L’Aurum rimane tuttavia uno dei prodotti simbolo di Pescara e una delle tante invenzioni del Vate d’An­nunzio, personaggio di­scusso e discutibile ma che ebbe anche la grande lungimiranza di essere uno dei primi artisti a impiegare il suo talento nel marketing e nella pubblicità, ci­mentan­do­si nella creazione di marchi e slogan pubblicitari, oltre che pa­triottici e mi­litareschi. Al­cuni di questi saranno poi resi tristemente celebri dallo scellerato uso che ne farà il fascismo. E va detto che, come pubblicitario, il Vate fu in illustre compagnia, se è vero che Dalì creò, seduto al tavolino di un bar, il logo dei Chupa Chups, e che Pessoa scrisse uno slogan per la Coca Cola.

A d’An­nunzio sono invece ascrivibili altri celebri marchi, uno su tutti quello de “La Rinascente”. Fondata dai fratelli Boc­coni, questo fu il primo ne­gozio italiano do­ve si vendevano abiti preconfezionati; quando un incendio, nel 1917, lo distrusse, d’An­nunzio, rifacendosi al mito dell’Araba fenice che rinasce dalle proprie ceneri, ebbe la fortunata idea. Ma anche la Saiwa, il Parrozzo, il liquore Sangue Morlacco e alcune campagne per l’Amaro Montene­gro e l’Amaretto di Saron­no devono la propria fortuna alle trovate del vulcanico autore pescarese.

Lasciando l’ambito commerciale, ricordiamo anche alcuni neologismi coniati dal Vate che ancora oggi usiamo giornalmente: fusoliera, tramezzino, velivolo, l’accezione femminile di automobile e la definizione di Vigili del fuoco per i pompieri. Per tutti questi motivi si può dire che, con un bicchiere di Aurum, si assapora non solo un ottimo li­quore dal sapore pieno e deciso e dalle note fragranze agrumate, ma un vero e proprio sorso di storia della nostra bella Pescara.

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